La nostra identità: Radici o Log-in

2858

Il dibattito culturale in questo momento si pone  il grande interrogativo di come gestire il patrimonio che ci rende cittadini di questo ecosistema: l’identità.

L’identità negata, quella perduta, rubata, ricercata, che ci caratterizza nelle differenze e nell’ugaglianza.

Molto spesso rifletto sul periodo storico che stiamo vivendo e mi interrogo su quale può essere la visione del nostro avvenire sul tema dell’identità. L’avvento di internet e dei social media ha cambiato radicalmente le nostre abitudini: ciò che prima avveniva tramite strumenti “hardware” e tramite capitale umano (penso con romanticismo ai rapporti epistolari), oggi è sostituito da tempi molto celeri e dalla possibilità di osservare e partecipare contemporaneamente a diverse conversazioni; si puó essere in diversi luoghi, tra diverse persone, nello stesso momento.

Puó essere questa la base di un rafforzamento dell’identità? o forse ci allontana al punto da dimenticare le nostre radici e la storia fondante della nostra società occidentale?

Sono d’accordo con chi sostiene che la rete abbia permesso progressi straordinari: la telemedicina, l’accessibilità ai servizi da luoghi isolati, la formazione a distanza e tanti altri servizi intelligenti che hanno migliorato la qualità della vita.

Diverso quando l’accesso avviene per ritrovare una socialità perduta nella vita di tutti i giorni. Le comunicazioni diventano sempre più brevi, siamo arrivati ai video di massimo sei secondi su Vine, la fotografia sostituisce la scrittura su Instagram. La polverizzazione dei temi ci rende tuttologi e nientologi. Ma soprattutto ci priva di un fattore essenziale per una relazione di qualità: il corpo, luogo di empatia.

E allora credo che la nostra identità possa indebolirsi e si rischi di creare confusione tra vita reale e digitale, tra passatempo e approfondimento, tra rete e identità.

Tutta colpa di un log in?

No. Non credo proprio, la tecnologia fa parte della nostra epoca e ormai di una parte della nostra identità, io sono addirittura una sostenitrice dell’attribuzione di un indirizzo email alla nascita.

Sento però con forza che ha il potere decisionale, ha un ruolo fondamentale nel normare questo orizzonte e gestirlo, far crescere con intelligenza tecnologica le nuove generazioni rafforzando anche la loro cultura e capacità di critica.

Non preoccupa quanto la rete e la tecnologia possano entrare nelle nostre vite, l’importante è che si abbia l’intelligenza di governare questi processi con consapevolezza.



Lascia un commento